Il
CUSP (Commando Ultrà Sào Paulo) nasce agli inizi
del 1980. Il nome, per quei pochi che ancora non lo sapessero,
deriva dal Bar San Paolo, un bar che si trova al
centro di piazza San Domenico a Casarano. In
questa piazza, la sera, si riuniva la stragrande maggioranza
della gioventù casaranese ed è appunto dal Bar
San Paolo che ebbe origine il nome del Commando, con la variante
brasiliana di Sào Paulo per dare quel tocco
di colore in più. A Casarano, prima della nascita del
CUSP, non esisteva alcun gruppo organizzato ma solo una comitiva
di amici, con uno striscione SUPPORTER, che la domenica pomeriggio
si riunivano sulle gradinate del vecchio Capozza
per incitare le serpi.
Fu proprio la voglia di dare una certa organizzazione a tutti
i tifosi del Casarano che fece scattare la molla ad alcuni frequentatori
del famoso bar. In seguito furono fatte alcune riunioni nelle
quali furono stabiliti tutti i ruoli dei vari componenti
del primo direttivo del quale facevano parte 10 persone.
Allinizio fu deciso di posizionarsi nella Gradinata est
e non in curva Sud (la Nord non esisteva ancora), poichè
secondo gli intendimenti di allora si poteva stare vicini alla
squadra per tutti i 90 minuti.
Il
modo di fare tifo cambiò radicalmente, fecero comparsa
i primi fumogeni, qualche bandierone, volantini, trombe ecc.
ecc. Furono inoltre realizzate le prime sciarpe ed i primi adesivi,
il cui ricavato servì per lacquisto di oltre 20
tamburi i quali contribuirono a rendere il tifo della gradinata
a dir poco assordante.
Si cominciarono a vedere inoltre alcuni accenni di coreografie,
magari di piccole proporzioni, fatte soprattutto facendo uso
di bandieroni, pon pon, ecc. ecc. La cosa che per prima dava
allocchio era sicuramente lorganizzazione che il
gruppo si era dato, tanto che allopinione pubblica casaranese
dellepoca, ma soprattutto alle forze dellordine
sembrava più unorganizzazione sovversiva
che un gruppo ultras. La parola ultras era assai sconosciuta
in quegli anni quindi quel modo di fare tifo la domenica allo
stadio ma soprattutto le continue riunioni che il direttivo
faceva, aveva fatto si che nelle forze dellordine si creasse
più di qualche sospetto ed allora cominciarono le cosiddette
retate, perquisizioni e tutto ciò
che né consegue. Non bisogna altresì dimenticare
che in quegli anni, come de resto nei giorni nostri, molti giovani
avevano problemi con la droga di conseguenza lopinione
pubblica casaranese, chiusa e con i paraocchi, fece presto a
vedere in quel manipolo di ragazzi una banda di drogati, teppisti
e delinquenti.
Il modo di tifare di questi ragazzi, unito alla grande passione
del resto del pubblico, face si che si parlasse dello Stadio
G. Capozza come di un campo trappola.
Definizione che fu data al nostro catino da molti
giornali nazionali in quanto molte squadre blasonate
di allora che venivano a renderci visita ci lasciavano le penne.
Casarano in quegli anni, al contrario di oggi, era una città
sconosciuta agli addetti ai lavori, quindi chi veniva a giocare
nel Capozza teoricamente doveva sbrigare solo una
formalità, la realtà invece era diversa. Ne sanno
qualcosa squadre come Bari, Taranto, Foggia, Ternana e tante
altre ancora .
Per
diversi anni il Casarano riuscì a salvarsi dalla retrocessione
sfruttando proprio il fattore-campo. Basti pensare
che alla fine si facevano solo 2-3 punti fuori casa mentre in
casa al massimo si perdevano 4-5 punti, il resto poi tutte vittorie.
I pochi goal che le squadre avversarie realizzavano al Capozza
venivano accompagnati, dagli oltre 4.000 spettatori presenti,
da un silenzio irreale, quasi sembrava una cosa
impossibile.
Ospiti poi era difficile vederne a Casarano, il primo anno di
C/1 si presentarono solo ternani, campobassani e nocerini, con
questi ultimi nacque pure unamicizia che è durata
diversi anni. Stesso discorso valeva anche per noi in quanto
di casaranesi fuori casa non se ne vedevano sempre. Quelli erano
anni dove le trasferte si facevano solo in occasioni importanti
come spareggi o partite fondamentali. E figlia di questo
periodo anche lamicizia più importante per tutti
i tifosi della Pantera ossia quella con i tifosi
del Cosenza. Un amicizia nata quasi per caso ma che col passare
degli anni è diventata sempre più importante tanto
che in varie occasioni ci sono stati reciproci scambi di presenze
durante partite importanti o spareggi. Per quanto riguarda le
rivalità più sentite di questo periodo in pole
cerano sicuramente i tifosi del Monopoli. Un odio che
si venne a creare durante lo spareggio per la promozione in
C/1 che il Casarano vinse per 1-0 sul campo di Brindisi. Partita
che fu caratterizzata da gravi incidenti tra le opposte tifoserie
in cui ci furono numerosi feriti ed un numero imprecisato di
automezzi danneggiati. Da non trascurare anche le rivalità
che nacquero contro i tarantini ed i casertani. La prima nata
perché era un derby, la seconda nata in seguito agli
incidenti che si verificarono a Caserta alla fine di una partita
che segno la fine del sogno di approdare in serie B per i ragazzi
di Mister Lamberto Giorgis. Quel giorno a Caserta ci fu una
vera e propria invasione di tifosi casaranesi, un esodo che
ancora oggi viene ricordato dai più vecchi come la trasferta
più importante mai organizzata dai CUSP.
Nell85/86 accaddero due cose importanti: la prima fu la
costruzione della Curva Nord, dove appunto i CUSP 1980 decisero
di trasferirsi; la seconda fu la retrocessione del Casarano
in serie C/2. Molti dei fondatori del CUSP decisero di abbandonare
il gruppo, altri invece continuarono a rimanere nellambito
della curva ma non più in prima linea.
Conseguenza
di questo fatto fu che avvenne il cosiddetto ricambio generazionale
con il gruppo che passo nelle mani di alcuni giovani che allora
si rendevano molto utili con il loro impegno. A questi si unirono
poi un gruppo di giovani, molto volenterosi, che fondarono una
sezione del CUSP che, per mantenere una loro identità
interna, decisero di chiamare METAL KAOS. Due anni
di purgatorio in serie C/2 servirono a questo manipolo di ragazzi
(ora non più) per farsi le ossa, poi lentusiasmo
per il ritorno in serie C/1 fece il resto.
Lavvento di questo nuovo gruppo dirigenziale
portò dei cambiamenti nel modo di intendere la curva.
La vecchia guardia aveva un modo di vedere la curva
secondo i canoni dei movimenti ultrà degli anni 70,
mentre i nuovi portarono qualcosa di diverso a questo tipo di
mentalità perché, appunto,avevano
un modo di vedere il tifo domenicale secondo le mode che cominciarono
a prendere piede in quegli anni. Erano anni in cui tutti i gruppi
ultrà italiani stavano cambiano, si cominciava a fare
uso di nuovi materiali e di nuovi modi per sostenere la propria
squadra. Luso di migliaia di cartoncini, palloncini, mega-bandieroni,
bandieroni copri-curva come pure limpianto di amplificazione
al posto del solito megafono avevano preso piede a Casarano
come in qualunque stadio dItalia.
Furono realizzate in curva le prime grandi coreografie, molte
delle quali sono ancora negli occhi di molti casaranesi (e non)
e poi le presenze di casaranesi in trasferta cominciarono ad
essere più frequenti. Come non dimenticare la magica
coreografia di Casarano-Salernitana o le lunghe trasferte fatte
a Siena, Arezzo o a Sassari dove per arrivare in tempo bisognava
partire il sabato a mezzanotte.
Negli anni seguenti la modernizzazione che questi
ragazzi portarono al gruppo non si ridusse solo a quelle poche
ore che si trascorrevano in curva la domenica ma si cercò
anche di estendere questi momenti di aggregazione anche a durante
tutta la settimana grazie allapertura di un Club
CUSP 1980 nel 1993. Lapertura di una sede, dopo
non poche difficoltà, fu necessaria perché in
questo modo si poté sopperire alla carenza di uno spazio
dove tutti i tifosi della Serpe potessero trovare
un punto di incontro ma anche dove il direttivo potesse fare
le sue importanti riunioni senza dover ricorrere sempre ai soliti
luoghi di emergenza come piazzette di periferia,
vecchi capannoni abbandonati o addirittura come successe qualche
volta in case disabitate.
In poche parole la sede dei CUSP portò dei miglioramenti
non trascurabili: da un lato ci fu una crescita del gruppo a
livello numerico; da un altro lato ci fu un miglioramento anche
dal punto di vista della mentalità ultrà.
Questo avvenne perché chiunque frequentasse la sede era
sempre a contatto con il direttivo il quale aveva la funzione,
oltre a quella di organizzare il tifo la domenica, anche quella
di inculcare certi valori a tutti coloro che si
avvicinassero alla curva. In un certo senso possiamo dire che
quella generazione di ultrà sono stati i pionieri
di una certa mentalità di cui i CUSP godono oggi.
In questo periodo, inoltre, il Casarano conosce il suo periodo
migliore e più volte ha sfiorato il sogno di approdare
in serie B. Le tante sfide ed i tanti big-match, contro Lecce,
Catania, Salernitana, Andria, Palermo, Perugia e tante altre,
che i rossazzurri hanno affrontato al Capozza venivano
accompagnati da coreografie spettacolari che a volte sono servite
da esempio a tifoserie di categorie superiore. In trasferta
poi le presenze di tifosi rossazzurri erano sempre costanti
e in gran numero tanto che a volte alcuni nostri giocatori dichiaravano
di essersi sentiti al Capozza.
Non vorremmo sembrare presuntuosi ma possiamo sicuramente affermare,
senza ombra di dubbio, che il Commando Ultrà Sào
Paulo è sempre uscito a testa alta da tutti i confronti
che abbiamo avuto in questi anni con grandi tifoserie, anche
di città molto più grandi di Casarano. Lattaccamento
che abbiamo avuto durante tutta la nostra storia verso il Casarano,
ma soprattutto verso la nostra Curva Nord è
per noi motivo di orgoglio. Nonostante le tante delusioni e
le retrocessioni che il destino ci ha riservato in tutti questi
anni siamo stati sempre lì al nostro posto, in curva,
senza che il sostegno alle Serpi sia mai mancato
neanche fuori casa. Se un giorno, speriamo lontano, il Casarano
dovesse sparire sicuramente molti intenditori e non del movimento
ultrà conserveranno il ricordo del Commando Ultrà
Sào Paulo come di un gruppo che sicuramente nel
suo piccolo ha fatto storia.
Venti o trentanni di fede possono essere pochi e tanti,
dipende da come si sono vissuti. Noi crediamo che il Commando
Ultrà Sào paulo la sua storia labbia vissuta
bene e con ampi meriti. Sappiamo che non è facile prendere
iniziative per la squadra del cuore, manifestare pubblicamente
gioia e amore, a volte rabbia e delusione. Non è facile
nemmeno organizzarsi, autotassarsi, innamorarsi della propria
squadra e poi seguirla in trasferta, dinverno, magari
al freddo, magari con pochi soldi in tasca. Ecco, pensiamo che
ai CUSP vada un sentito grazie da parte di tutti gli sportivi
che seguono il Casarano.
Grazie per quel puntuale rullo di tamburi, per quei colori e
per quel tifo così passionale; grazie per lincitamento
e per la fede incrollabile dimostrata in tutti questi anni di
militanza. Laugurio che facciamo è
che i CUSP diventino sempre più numerosi e compatti.
E questo sarà possibile, ne siamo certi, se continueranno
a seguire le strade della correttezza, della lealtà,
della coerenza, della dignità intraprese già da
tempo; caratteristiche che hanno fatto del pubblico di Casarano
uno dei pubblici notoriamente più corretti. Se insomma
i CUSP continueranno ad essere un gruppo propositivo,
se sapranno sempre preferire la sportività ad ogni forma
di violenza, se sapranno essere di esempio agli altri tifosi
ed alle altre tifoserie, allora, crediamo che avranno vinto
la propria battaglia per lo sport e per il Casarano.
La redazione
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